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Diario di viaggio: la Sardegna

La chiamano, e giustamente, l’isola continente. E’ probabilmente la terra emersa più antica di quelle del Mediterraneo: conserva sul suo territorio - meraviglioso, mutevole aspro e gentile, profumatissimo di scopeti, di mirto e di ginestre, spazzato dal vento e corroborato dal mare - specie endemiche e ha rarissime piante e ancor più peculiari razze di animali. Basti pensare ai maiali piccoli, ai cinghiali mignon, ai mufloni orgogliosi delle loro corna che sono gli abitatori delle alture del Suprammonte, agli asinelli bianchi dell’Asinara, alla rarissima foca monaca che un tempo popolava la costa occidentale e di cui ora si hanno sparute notizie, ai falchi che solcano il cielo dell’iglesiente. In fatto di gastronomia c’è quel bue rosso che alberga nel Montiferru, costa Occidentale, le cui vacche danno un formaggio vaccino unico come il Casizzolu, ci sono le pecore di razza sarda che sono robuste, produttive in latte, in lana (alimenta un artigianato di enorme valore culturale: i tessuti sardi sono di una consistenza, di una morbidezza e di una naturalità difficilmente ritrovabili altrove) e in carne e offrono l’agnello (uno dei vanti della Sardegna) che è il tratto distintivo della cucina silvo-pastorale di questa meravigliosa gemma di smeraldo poggiata sul panno turchino del Tirreno, ci sono i cefali che negli stagni di Cabras offrono la bottarga che è un unicum, ci sono i tonni rossi che la flotta di Carloforte e Sant’Antioco catturano con una pesca responsabile per alimentare un’industria conserviera tradizionalissima, ci sono le aragoste di Alghero (le migliori al mondo) che si vanno a pescare sugli stessi fondali su cui crescono i rarissimi coralli rossi che, nell’enclave catalana, vengono trasformatiti da un artigianato d’arte raffinatissimo. Ma ci sono anche i fenicotteri rosa della spiaggia del Poetto che fa corona a Cagliari, la città che è stata da sempre il capoluogo della regione, ma che è anche il porto che ha unito la Sardegna all’Italia e la porta orientale dell’Isola, e  i fieri cavali barbaricini che sono il compagno più fedele dei pastori di Barbagia e anche un piccolo pipistrello che alberga le ataviche caverne dell’Isola dove la cultura ipogea è un costituente della più antica civiltà: quella nuragica. Queste peculiarità di fauna (ma potremmo die lo stesso della flora: sia quella selvatica che quella coltivata a partire dai grani, dalle olive, dallo zafferano, fino ai carciofi e alla frutta) definiscono il profilo della Sardegna come quello di una terra originaria che insieme sintesi e prototipo del Mediterraneo. Una Sardegna, questa Sardegna, che è lontanissima dallo stereotipo di paradiso dei Vip di tutto il mondo in quel luogo unico che è la costa Smeralda. La Sardegna è anche quello: è Stintino, è Porto Cervo e Porto Qualtu con le ville dei tycoon, i megayacht, le boutiques, gli alberghi, i club e i ristoranti più esclusivi, ma sempre per restare sulla sua punta settentrionale è anche La Maddalena (un paradiso di natura) l’incontaminata Budelli, Caprera il buen retiro di Giuseppe Garibaldi (la casa dell’eroe dei due mondi va proprio vista) che è un luogo sacro alla memoria degli italiani................ Il viaggio continua.

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