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La Brexit non spaventa: incoming a gonfie vele

Leonardo Simonelli Santi
presidente CCIE per il Regno Unito

Il mercato inglese, e Londra in particolare, sono mete privilegiate per il turismo italiano e il trend di arrivi nelle nostre regioni è positivo con picchi sempre più in alto nelle regioni del Sud. La Brexit può invertire, secondo lei, questa tendenza?

I dati relativi all’anno 2016 mostrano un forte incremento del turismo incoming in Gran Bretagna e in particolare a Londra. Naturalmente ha giovato l’effetto-cambio: con la perdita di valore della sterlina è aumentato anche il flusso turistico italiano verso la Gran Bretagna, soprattutto grazie al potenziamento di collegamenti aerei dal sud dell’Italia. Per questa stessa ragione, e nonostante l’effetto negativo del cambio, anche i flussi turistici dall’Inghilterra all’Italia sono cresciuti, con un incremento più significativo  verso le mete non tradizionali. In sintesi, i dati suggeriscono che la Brexit non ha per ora sortito effetti negativi sugli scambi turistici. 

L’enogastronomia e gli itinerari alla scoperta delle tradizioni culinarie locali sono in cima alle richieste del turismo inglese. Quali sono le strategie da mettere in campo per garantire informazioni corrette e mirate e moltiplicare le occasioni di incrocio tra la domanda e l’offerta italiana di turismo?

La crescita di benessere e la globalizzazione culturale hanno indotto i consumatori britannici a porre maggiore attenzione verso quei prodotti, anche di nicchia, che possano differenziarsi dal fast food. Questo spiega il grande successo della cucina italiana nel Regno Unito, soprattutto nelle fasce alte di mercato: successo che è stato amplificato dai media e dalle molte trasmissioni televisive sulla cucina. In questa circostanza favorevole, ci pare fondamentale incoraggiare le differenziazioni qualitative e le specificità dei prodotti, ed è importante che questo venga fatto  con sempre maggiore professionalità e con il supporto di dati statistici, seguendo anche i trend di consumo (per esempio la maggiore attenzione verso i prodotti biologici, a chilometro zero). Gli eventi di degustazione e promozione dovrebbero concentrarsi sempre di più sul legame fra la  qualità e il territorio di provenienza dei prodotti, cercando di offrire un prodotto a 360 gradi, capace di unire la cucina con la cultura e la natura del posto.

I ristoranti italiani nel Regno Unito, secondo lei, possono esercitare il ruolo di ambasciatori del turismo e convincere a tavola, proponendo prodotti tipici e ricette tradizionali, a prenotare una vacanza in Italia?

Sempre più spesso i ristoranti italiani di successo danno una caratterizzazione regionale alla presentazione delle loro specialità, e i migliori già indicano la provenienza degli ingredienti – prediligendo i prodotti con denominazioni di qualità – in modo da rendere percepibile la cultura e l’impegno che i produttori italiani infondono nel loro lavoro. In tal senso è vero che i ristoranti italiani contribuiscono a costruire l’immagine dell’Italia all’estero: essi creano un’aspettativa e quindi il desiderio di visitare le zone di origine dei prodotti commercializzati. 

Quali segnali intercettate dall’osservatorio privilegiato della Camera di Commercio italiana all’estero sulle difficoltà degli operatori turistici inglesi a proporre le regioni italiane in concorrenza con paesi quali la Spagna o la Grecia?

La Spagna e la Grecia, nonostante le difficoltà economiche, hanno continuato a profondere sforzi importanti nella promozione turistica dei rispettivi Paesi, adottando una strategia focalizzata sulle regioni. La Camera di Commercio è sensibile alle difficoltà degli operatori turistici inglesi nel promuovere l’Italia a fronte della concorrenza, difficoltà che riteniamo causate innanzitutto dalla dispersività delle azioni promozionali messe in atto dal nostro Paese e, in secondo luogo dalle debolezze del sistema di infrastrutture in Italia. Per fronteggiare meglio la concorrenza di mercato, la Camera di Commercio Italiana per il Regno Unito ha intrapreso un percorso di collaborazione attiva con l’Enit, attuando progetti di promozione congiunta territorio-turismo che stanno fruttando buoni risultati. Si tratta ora di potenziare queste sinergie con azioni diffuse a tutto il territorio del Regno Unito - e non solo Londra - e affinare ulteriormente la professionalità delle nostre azioni. A questo scopo stiamo lavorando allo sviluppo dei nostri contatti con gli operatori e al rinnovamento delle strategie di comunicazione istituzionali, realizzando attività promozionali e fieristiche di alto livello in grado di garantire la massima visibilità alle aziende che vogliono competere sul mercato britannico.

 

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